21/12/2011

Sindacati a difesa dell´articolo 18, Camusso "Non totem ma norma di civiltà"

La Cgil difende l´articolo 18 anche su Twitter e Facebook: non è un totem, dal ministro falsa ideologia. Cisl: a rischio la coesione sociale. Bombassei (Confindustria): le modifiche servono, il reddito minimo non è la soluzione

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Sindacati a difesa dell´articolo 18, Camusso "Non totem ma norma di civiltà" Il ministro del Lavoro Elsa Fornero torna sul dibattito aperto in merito alla riforma del mercato del lavoro e all´apertura di un tavolo di confronto con i sindacati: "Prima di gennaio - comunica il ministro - non sono previsti appuntamenti. Il mio impegno è di studiare la materia".

Alla domanda: riuscirete a fare qualcosa? Il ministro risponde: "Dipende se ce lo lasciano fare come tempi e disponibilità. Da parte mia c´è piena disponibilità ma non ci devono essere preclusioni di nessun tipo". Si tratta, aggiunge, di "questioni che riguardano la società italiana, il mondo del lavoro, le giovani generazioni. Non si vuole precarizzare nessuno più di quanto già lo sia".

"In linea di massima - prosegue il ministro - è vero che bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi, non è una cosa che ci sfugge. Conosciamo questo divario nella distribuzione dei redditi che si è creato negli ultimi anni, ma direi negli ultimi 15-20 anni". Dunque, "sono tutti temi che riguardano le famiglie, le persone, rispetto ai quali la mia sensibilità è totale". Dopodiché, conclude Fornero, "le cose bisogna cambiarle".

La battaglia della Cgil in difesa dell´articolo 18 nel frattempo si sposta anche su Twitter (dove da ieri, tra l´altro, è arrivata la segretaria Susanna Camusso, @susannacamusso) e su Facebook.

Sono moltissimi i tweet e i post lanciati da Corso d´Italia sul tema. Si parte da qui: "Il vero ´totem´ è pensare che la recessione si possa superare cancellando l´art 18", afferma il sindacato che poi osserva in un altro tweet, "in Italia la stragrande maggioranza delle imprese è sotto i 15 dipendenti e quindi non è tenuta ad applicare l´art 18". E allora, "se qualche economista o giuslavorista volesse spiegarci la necessità di cancellare l´art. 18 dopo queste verità oggettive, lo ascoltiamo".

"In Italia - scrive ancora la Cgil sui social network - la libertà di licenziare una persona per fondato motivo esiste. Guardate i tribunali: non sono intasati di cause art. 18. Così come esiste la libertà di licenziare collettivamente. E´ ampiamente praticata in centinaia di casi che cerchiamo di governare". "Sembra quindi - conclude la Cgil - che tema cancellazione dell´art. 18 sia solo un pretesto antisindacale"-

Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, intervistato da Agorà su RaiTre dice :"L´art. 18 è una norma che serve solo a non far commettere abusi alle aziende. Toccandolo si mette a rischio la coesione sociale, e senza coesione sociale una società sbrindellata come quella italiana va in pezzi". "Non capiamo - ha aggiunto il sindacalista - che attinenza abbia l´articolo 18 rispetto ai problemi dei giovani o dell´occupazione. Io sfido la Fornero a discutere come alzare il salario ai flessibili e di come il governo debba incentivare fiscalmente e con altri strumenti questa possibilità, questo significa andare incontro ai giovani".

Devono essere riviste le norme sulle assunzioni per evitare la precarietà così come deve essere riformato l´articolo 18. È la convinzione del vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, il quale si aspetta che "ci venga proposta un´accurata revisione delle norme sulle forme di assunzione, per evitare fenomeni - afferma su Il Foglio - di abuso e situazioni di precarietà, ma anche per rivedere le regole per il licenziamento prevedendo, al tempo stesso, un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per facilitare la ricollocazione delle persone".

Sulle ipotesi di introduzione del reddito minimo garantito, Bombassei afferma: "Non credo sia la soluzione. Certamente la riforma dovrebbe tendere all`universalizzazione delle tutele ma sempre ispirandosi al principio assicurativo, ossia condizionando l´erogazione delle prestazioni al finanziamento da parte delle imprese, di tutte le imprese".

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