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21/02/2018

Femminicidio a Troia, Cgil: non bastano denunce, serve educare a differenza di genere

Intervento della segretaria provinciale Olivieri: Non ci bastano più le parole eppure ne dobbiamo trovare per dire basta, che così non può essere, anche se inorridiamo e rimaniamo sgomenti

Femminicidio a Troia, Cgil: non bastano denunce, serve educare a differenza di genere “Non ci bastano più le parole eppure ne dobbiamo trovare per dire basta, che così non può essere, anche se inorridiamo e rimaniamo sgomenti per l´ennesimo caso di femminicidio che ha colpito la nostra provincia”. E´ quanto afferma la segretaria provinciale della Cgil di Capitanata, Loredana Olivieri, commentando l´omicidio di Federica Ventura, uccisa a Troia dal marito.

“Nonostante le denunce, l´attenzione dell´opinione pubblica sul fenomeno, le mobilitazioni del mondo sindacale e dell´associazionismo, ancora l´ennesimo delitto. Evidentemente tutto questo non basta. Rimaniamo convinti che sia necessaria una grande operazione culturale sulle differenze di genere, il rispetto e la loro valorizzazione, con percorsi di educazione a partire fin dalle scuole primarie, rivolta a uomini e donne. Ma ognuno deve fare la sua parte, in ogni ambito sociale, affinché il concetto di amore non sia inteso come concetto di esclusiva proprietà. Vanno modificati i linguaggi, le parole anche quelle usate per raccontare queste terribili vicende, perché la vittima non si trasformi in responsabile e perché non vi siano alibi per omicidi efferati, che siano la gelosia o altro. Il rispetto delle libertà individuali deve cominciare dall´ambito familiare, allo stesso modo l´educazione a quel rispetto. Se non saremo riusciti a fermare questa che è una vera e propria strage quotidiana – aggiunge Olivieri – sarà una sconfitta per tutti, riprendendo una slogan caro alla Cgil. Tutti dobbiamo sentirci responsabili e impegnati affinché casi come quelli di Federica e purtroppo di tante altre donne non debbano più ripetersi”.

“La domanda da porsi è se possono bastare le risposte del sistema giudiziario. Bisogna chiedersi perché le donne a faticano trovano il coraggio di denunciare e troppo spesso rimangono inascoltate o perché di frequente non denunciano affatto, come è successo alle tante Federica. La risposta è che le donne non si fidano abbastanza e pertanto si chiudono sempre più nella loro solitudine e nel loro dolore. Ben vengano le risorse per i Centri antiviolenza, facciamo in modo che siano raggiungibili, fruibili, luoghi aperti: tocca a noi andar incontro a chi ha bisogno e spesso non ha la forza o il coraggio di dirlo. Ma se ad ogni femminicidio continueremo a pensare che riguarda solo le donne non c è speranza .Dobbiamo essere noi tutti, donne e uomini, ad andare incontro a queste sorelle fragili, a essere attenti per evitare di dire poi, a tragedia avvenuta, qualcosa che non andava c´era”.