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13/12/2016

Morte nel "ghetto bulgari", Cgil: istituzioni collaborino per trovare soluzioni

Maurizio Carmeno, segretario generale: Non possiamo rispondere a tale problematica secondo la logica dell´emergenza occupandocene solo quando si avvia la campagna del pomodoro o in occasioni di eventi drammatici

Morte nel "ghetto bulgari", Cgil: istituzioni collaborino per trovare soluzioni “Questa volta tra le baracche in fiamme ci ha rimesso la vita un cittadino bulgaro di circa 20 anni rimasto carbonizzato. Oltre che a manifestare sgomento per quanto è accaduto viene da domandarsi: ma poteva essere evitato tutto questo? ”.

“Per cercare una risposta basta andare sul posto, dove vivono in condizioni disumane circa un migliaio di persone in prevalenza di etnia bulgara, stipati in baracche allestite con pannelli di legno e plastica ed in assenza dei più elementari servizi tra cumuli di rifiuti in cui giocano numerosi bambini “.
“Come possiamo definirci un Paese civile se tolleriamo tutto questo? ”.

“Sono numerosi i ghetti di cui la nostra comunità non si accorge: “il Gran Ghetto” stazione di Rignano – Agro di San Severo - , i “ghetti di Borgo Tressanti e Borgo Libertà” – Agro di Cerignola -, il ghetto “Cicerone” – Agro di Orta Nova, il ghetto “ Pista Cara” presso l´ex pista militare di Borgo Mezzanone – Agro di Manfredonia - e quello chiamato “dei Bulgari” in contrada Pescia – Agro di Foggia-“.

E´ quanto afferma il Segretario Generale della CGIL di Foggia. “Questi ghetti sono presenti sul territorio almeno da 20 anni e ospitano migliaia di cittadini stranieri alcuni stanziali ed altri stagionali costretti a vivere e lavorare in condizioni disumane e spesso sfruttati da organizzazioni criminali”.

“Non possiamo rispondere a tale problematica secondo la logica dell´emergenza occupandocene solo quando si avvia la campagna del pomodoro o in occasioni di eventi efferati che assurgono ai clamori della cronaca. C´è bisogno della presenza dello Stato e di un modello di integrazione se le Istituzioni vogliono essere credibili “.
Ci domandiamo in sostanza: “qual´è la strategia dello Stato per superare i “ghetti” a cui le Istituzioni locali debbano riferirsi? I Comuni interessati hanno attivato i servizi sociali? Hanno censito adulti e bambini? E chi si occupa della profilassi sanitaria?”

Conclude il Segretario Generale, “abbiamo bisogno in sostanza di un maggiore coinvolgimento della Comunità sulla problematica, mettendo insieme le Istituzioni locali, i Sindacati e le Associazioni andando oltre una visione fondata solo sulla necessità di assicurare l´ordine pubblico.

Chiediamo, pertanto, al Prefetto di Foggia di svolgere un ruolo di coordinamento e di raccordo tra Governo Centrale, Istituzioni locali e Società civile, affinché si possano concertare le soluzioni migliori, e in cui si possano definire con trasparenza impegni e responsabilità dei diversi soggetti Istituzionali. Abbiamo bisogno di avviare con celerità questo processo affinché si possano apprezzare in breve tempo risposte adeguate”.