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10/05/2012

Storie di lavoratori e lavoratrici nel giorno della mobilitazione Cgil contro precarietà

Diffusi dati su vertenze. Svelato bluff che vuole articolo 18 causa di appesantimenti per Tribunali. La maggior parte riguarda inadempienze aziendali, come mancato pagamento salari e Tfr

GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA PRECARIETA´ (leggi)

Storie di lavoratori e lavoratrici nel giorno della mobilitazione Cgil contro precarietà CARMELA D´IMPERIO HA 37 ANNI, LAVORA DA QUANDO NE AVEVA 21. E´ TRA QUANTI I MEDIA definiscono “lsu storici”. Tre lustri da precaria, oggi collaboratrice a sussidio dell´Ufficio tecnico del Comune di Biccari con contratto rinnovato ogni due mesi. Soprattutto con due figli da mantenere e un marito senza lavoro, finito nel tritacarne della crisi che ha chiuso aziende un tempo produttive.
Giovanni De Venuto di anni ne ha 33, è un archeologo, un precario della ricerca. Da poco sposato, sottolinea quanto “sia triste dover valutare anche se io e mia moglie possiamo permetterci un figlio…”.
Piero Ferrante è un giornalista che non ha perso la passione per un mestiere difficile ma dal quale ha momentaneamente abdicato. “Il mio stipendio più alto è stato di 600 euro. L´ultima collaborazione mi assicurava 150 euro. Come si può programmare una vita in questo modo?”.

GIORNATA CONTRO LA PRECARIETÀ
Sono stati loro i protagonisti della conferenza stampa indetta dalla Cgil di Foggia dal titolo “Lavoro precario, vite precarie”, nell´ambito della giornata nazionale indetta contro la precarietà promossa dal sindacato di Susanna Camusso. “L´unico taglio giusto che chiediamo al Governo, come recita lo slogan della mobilitazione, è proprio quello della precarietà” spiega Mara De Felici, segretaria generale della Camera del Lavoro. “Chiediamo una riforma del lavoro che non condanni tutti i lavoratori a una vita incerta. Da un lato si attaccano i padri, tagliando pensioni e articolo 18 e mentendo quando si afferma che lo si fa per dare ai figli. Ma poi si lascia intatta la giungla delle 46 tipologie contrattuali, si liberalizza l´uso dei voucher, dove il lavorare viene pagato con dei buoni senza alcuno strumento accessorio di garanzia e tutela. Né previdenza, né malattia. Si prosegue con gli stage truffa, non si sostiene la ripresa e nuova occupazione”.

I NUMERI DELLE VERTENZE DI LAVORO
E che la flessibilità in uscita sia tutt´altro che rigida “lo dimostrano i dati della disoccupazione in aumento, della cassa integrazione straordinaria che a marzo 2012 segna in Capitanata un +206%. E la Cig straordinaria è viatico a chiusure di aziende e licenziamenti ulteriori”. Un bluff, quello della riforma dell´articolo 18, “che si risolve in un attacco ideologico al sindacato e al mondo del lavoro”. Una menzogna anche la giustificazione avanzata, ovvero quella di voler alleggerire i carichi sui tribunali del lavoro. “L´Ufficio vertenze della nostra Camera del Lavoro dal 2002 al 2012 ha avviato oltre 3.600 vertenze di lavoro, e non tutte ovviamente sfociano in sede giudiziale. Di queste solo il 7,8% riguarda licenziamenti impugnati. Per il resto – commenta Mara De Felici – attengono a patologie aziendali:differenze salariali non riconosciute per il 25,9%; Tfr non pagati per il 22,7%; mensilità non retribuire per il 18,5%; rapporti di lavoro non regolari per il 16%; contratti fittizi e differenze di livello per il 5,6%”.

STORIE DI VITA PRECARIA
La giornata proseguirà stasera all´isola pedonale con un presidio al quale hanno aderito l´associazione studentesca Link e l´Adi, l´Associazione dottorandi italiani di Foggia. Prenderanno la parola ancora una volta i precari in carne e ossa, per raccontare le loro vicissitudini. Come quella ricordata da Carmela D´Imperio, che ha dovuto lottare per vedersi riconosciuto il diritto alla maternità. “A volte si pensa che noi Lsu siamo figure marginali, e invece svolgiamo spesso un ruolo fondamentale, soprattutto in piccole realtà qual è il Comune di Biccari. Vorrebbero che questa vita precaria, questo lavoro precario, fosse la norma. Ma così non si vive, non si può vivere con il peso dell´incertezza sempre presente”.
Giovanni De Venuto ricorda che quando gli chiedono del suo lavoro, “non rispondo più archeologo o ricercatore. Dico direttamente precario. E inoltre io mi sento uno spreco, perché lo Stato ha investito su tanti di noi per una formazione d´eccellenza, e poi su di noi non investe e non ricava nulla. Produciamo ricercatori, studiosi, esperti e li regaliamo a paesi esteri. E quello della precarietà nel settore della ricerca e dell´università non è un fenomeno che investe solo i giovani. Agli ultimi concorsi svolti i candidati avevano anche 50 anni e passa. Una condizione che sta colpendo intere generazioni. Che impoverisce noi ma anche il nostro Paese”.

Piero Ferrante sottolinea invece come ci sia scarsa attenzione da parte dei media al tema della precarietà, “forse perché le stesse redazioni vivono uguale problema. Stime della Federazione nazionale della stampa italiana ricordano come il 64% degli articoli quotidianamente pubblicati ogni giorno in Italia sono scritti da giornalisti precari. E chi si lamenta o denuncia spesso viene licenziato o cacciato. E´ accaduto a me, è accaduto a un cameraman leccese qualche giorno fa, reo proprio di aver ripreso una manifestazione di giornalisti precari”. Per Ferrante “quasi sempre i lavoratori pagano colpe di imprenditori impreparati o incapaci, ma si arriva al punto che qualche collega accetta la logica per cui questo è un lavoro per sua natura intrinsecamente precario. Ma non possiamo denunciare il lavoro nero dell´agricoltura e poi accettare di vivere nelle redazioni come braccianti nelle campagne. Soprattutto con retribuzioni che impediscono di programmare una vita degna”.

(l.s.)