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10/03/2012

Sciopero generale della Fiom, a Roma sfilano anche le tute blu di Capitanata

Nell´articolo di Piero Ferrante per StatoQuotidiano.it, la crisi di lavoro e democrazia vista dai dirigenti dei metalmeccanici della Cgil a margine della grande manifestazione capitolina

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il video con le interviste

Sciopero generale della Fiom, a Roma sfilano anche le tute blu di Capitanata testo e foto di Piero Ferrante - StatoQuotidiano.it

L´ORIZZONTE futuro è lo sciopero generale; quello presente, un´iniezione di ‘metallo´. La Fiom, anche senza piddì, a Piazza San Giovanni ne porta 50 mila. “La manifestazione metalmeccanica più grande degli ultimi anni”, si commuove un manifestante perugino. Un esercito di “pericolosi metalmeccanici” nell´ironia di Maurizio Landini. “Una festa di popolo, una fantastica giornata di democrazia”, nell´immaginario empirico di Donato Stefanelli, numero uno della Fiom pugliese. Sia come sia, 3 chilometri ininterrotti di bandiere, cori, striscioni, tutto riassunto nello slogan “Democrazia al lavoro”. Nullo, alla fine, il pericolo di innesti violenti (solo un ferito nei pressi di una scuole), smentite le opinioni delle Cassandre dello scontro. Solo qualche lancio d´uovo e alcune scritte nei pressi di istituti di credito e della sede di Via Merulana dell´Agenzia delle entrate capitolina.

I VOLTI. Quella romana è la piazza dei volti: giovani migranti, vecchi nostalgici, barbuti guevariani. Operai arrabbiati di Brescia, Bergamo, Rovigo; e poi quelli di Pomigliano, Termini Imerese, Mirafiori; i lavoratori della Magneti Marelli di Bari, quelli tarantini dell´Ilva e quelli della Sata di Melfi; gli studenti dei collettivi universitari e delle associazioni studentesche; infine, gli uomini del lavoro della Capitanata: Alenia e Sofim di Foggia, Imeco e Abb da Manfredonia, in assoluto, primi a confluire, da poco scoccate le 7 del mattino, con due ore abbondanti sul ruolino di marcia, in Piazza della Repubblica. Due pullman per un totale di una cinquantina di persone. Una folla colorata, una parte del tutto, una voce nelle voci della protesta.

CAPITANATA, LA DAGA: “E ORA SCIOPERO GENERALE”. “A Foggia ed in provincia di Foggia – scandisce a Stato il segretario generale dei metalmeccanici di Capitanata, Tonino La Daga – la situazione è allarmante. La democrazia è fuori dai cancelli degli stabilimenti, in particolare di quelli della Fiat”. Una mannaia, specie per la Fiom, costretta dall´adozione del nuovo contratto marchionniano ad abbandonare tutte le storiche conquiste sindacali, dall´auletta alla bacheca. “Oggettivamente”, per La Daga, “si tratta dell´azzeramento dell´agibilità operativa del più antico sindacato italiano”; di una “limitazione inaccettabile delle garanzie del singolo lavoratore”. Problematica, dunque, che dovrebbe allarmare le altre sigle. Per il numero uno della Fiom Foggia, così come per Landini, al picconaggio delle mattonelle che compongono il muro dell´art.18 e all´attacco quotidiano alle conquiste del sindacato si risponde con “la proclamazione immediata dello sciopero generale”.

STEFANELLI, FIOM PUGLIA: “UNA GIORNATA DI FESTA”. Una proclamazione che, alla fine, non arriva, strozzando l´urlo in gola ai lavoratori pronti all´esplosione. “Comunque, una grande giornata di democrazia tanto per i singoli luoghi di lavoro quanto l´intero paese”, sorride Donato Stefanelli, segretario generale dei metalmeccanici pugliesi. Una risposta importante nel mentre “il paese rischia di andare alla deriva”. Ma, confessa, “la situazione può e deve essere recuperata”.

ABB MANFREDONIA. “Siamo allo stremo. Fermi, bloccati, senza lavoro. Chiediamo dignità e rispetto”. Il coro degli ex dipendenti della multinazionale sipontina è unanime. Dall´ormai lontano gennaio 2011, la produzione è arrestata ed è andata buca la ricerca di acquirenti e di contemporanea riqualificazione dell´area, malgrado queste premesse fossero parte integrante di un protocollo d´intesa siglato presso il Ministero per lo Sviluppo Economico a giugno di due anni fa. E, si può dire, disatteso in pieno. “Non c´è stata la riconversione, non c´è stato proprio nulla”, accusano alcuni dei 25 licenziati, oggi presenti a Roma. Disperano di sentire novità. Sulla vicenda è piovuta la più proverbiale delle pietre. L´ennesima brutta storia in una collettanea depressiva.