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06/03/2012

Denuncia Fiom: democrazia e diritti in Italia si fermano ai cancelli della Fiat

In una conferenza stampa i metalmeccanici della Cgil hanno illustrato le ragioni del ricorso contro la Fiat per attività antisindacale presentato anche a Foggia. Il 9 marzo sciopero generale e manifestazione nazionale a Roma

9 marzo 2012 sciopero generale Fiom Cgil
Democrazia e lavoro, l´articolo da CGIL.it

Denuncia Fiom: democrazia e diritti in Italia si fermano ai cancelli della Fiat La democrazia s´è fermata ai cancelli delle fabbriche Fiat. E´ duro il giudizio della Fiom di sulla vertenza che contrappone da mesi le tute blu della Cgil all´amministratore delegato Marchionne. Da quando il “modello Pomigliano” - che avrebbe dovuto avere carattere di eccezionalità - è diventato legge in tutti gli stabilimenti dell´industria torinese. Fuori da Confindustria e con un nuovo contratto per il settore auto rigettato dalla Fiom e sottoscritto dalle sigle di Cisl, Uil, Ugl e dalla Fismic. A Foggia interessati i 1800 e passa dipendenti della FPT Industrial, gla ex Sofim Iveco.

In una conferenza stampa tenuta nella Camera del Lavoro di Foggia sono state illustrate le ragioni del ricorso per attività antisindacale presentato al Tribunale, sul modello di quanto sta accadendo in 62 città italiane, lì dove ci sono siti produttivi del gruppo Fiat. “Era dal fascismo – ha denunciato Michele De Palma, coordinatore nazionale Fiom per il settore auto – che in Italia non si vedevano bacheche sindacali proibite, sale e assemblee negate. E´ il prodotto di una interpretazione restrittiva dello Statuto dei lavoratori. Ma la nostra battaglia legale chiama in causa l´azione discriminatoria che la Fiat sta attuando nei confronti della Fiom dei suoi delegati, dei suoi iscritti. Possibile che sia normale e che nessuno senta il livello di emergenza per la democrazia che questo significa, il fatto che a Pomigliano su duemila riassunzioni in fabbrica, non vi sia nemmeno un iscritto alla Fiom? I nostri sono operai come gli altri, che vogliono lavorare e vivere con dignità. Alla politica, al Governo, alle altre sigle, non interessa che oggi si possa discriminare e colpire un lavoratore per la tessera sindacale che ha in tasca?”.

Ma la Fiom non arretra, anzi: “Conferenze stampa, presenze davanti le fabbriche, camper, un numero verde per spiegare il nuovo contratto visto che come lo illustra l´azienda ai lavoratori è a dir poco parziale… Se qualcuno pensa di poter far fuori la Fiom, quello che ancora oggi è il sindacato più rappresentativo dentro Fiat, si sbaglia di grosso”. E una delle risposte arriverà il prossimo 9 marzo, quando è stato indetto lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma in piazza San Giovanni.

“C´è un problema di democrazia nelle fabbriche che riguarda anche i media, che devono essere liberi – ha ricordato Franco Persiano, segretario provinciale della Cgil di Foggia -. Oggi è toccato a l´Unità finire fuori dalle bacheche. Domani chiunque si permetterà di essere critico con l´operato dio Marchionne o di qualunque altro imprenditore, potrà essere passibile di querele milionarie? Gli si potrà negare il diritto di cronaca? Qui siamo all´intimidazione…”. Per Antonio La Daga, segretario della Fiom di Capitanata, “mai come oggi è necessaria l´attenzione dei media, perché il rischio che si corre è quello che un grande pezzo dell´industria italiana, quella dell´auto, possa lasciare il paese. Sarebbe una sciagura. Ma non è nemmeno possibile però che si possa sotto minaccia costringere i lavoratori a regole assurde, a ritmi produttivi insostenibili, a cedere diritti e anche convinzioni sindacali in cambio di un reddito e un lavoro. Non è da paese democratico”.

Per De Palma, il modello Fiat “è un rischio perché punta a smantellare un istituto fondamentale come quello del contratto nazionale. Che significa da Aosta a Mazara del Vallo uguale salario e parità di mansione. Senza, domani qualcuno potrebbe venire a dirvi che a Foggia, dove c´è un´alta disoccupazione e tanto lavoro nero, in fabbrica si entra due livelli sotto che a Lecco”. Che poi, per la Fiom, “organizzazione del lavoro, articolo 18, sono tutti argomenti di propaganda. In Germania mediamente un operaio della Wolkswagen prende 1000 euro in più di un operaio Fiat, a parità di livello. E la casa automobilistica tedesca mi sembra acquisisca quote di mercato. Allora il problema per la Fiat è la qualità dei prodotti, è investire sul lavoro, sulla ricerca”. Di quale produttività va parlando Marchionne “se oggi – ricorda De Palma – gli impianti Fiat lavorano mediamente al 50% delle possibilità. A Melfi due giorni su sette sono in cassa integrazione. A Mirafiori lavorano tre giorni al mese. Il problema non è la flessibilità, che c´è. E´ un piano industriale che manca, e una politica che dovrebbe essere più presente rispetto alle sorti del primo gruppo industriale italiano”.

(l.s.)