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05/01/2012

Liberalizzazioni commercio, FILCAMS: non creano nuova occupazione

Assurdo, mistificatorio, sconcertante. Questo il parere sul provvedimento del governo sugli orari di apertura delle attività commerciali. "Per rilanciare i consumi va ridotto peso fiscale"

CGIL.it, il portale del lavoro

Liberalizzazioni commercio, FILCAMS: non creano nuova occupazione “A 48 ore dall´entrata in vigore della liberalizzazione degli orari commerciali appare sempre più chiara l´assurdità del provvedimento, sostenuta da tanta mistificazione e molta ignoranza sulle problematiche del settore distributivo italiano. Che questa decisione, poi, sia stata partorita da illustri accademici non può che aumentare lo sconcerto”. E´ questo il commento della FILCAMS CGIL, alla decisione del governo di demandare alla libera iniziativa dei commercianti gli orari di apertura delle proprie attività.

Secondo Franco Martini, Segretario Generale della FILCAMS CGIL, “prima mistificazione è sicuramente la crescita dei consumi” afferma Franco Martini “Nessun ministro o sottosegretario, nessun sostenitore di tale provvedimento è in grado di dimostrare il nesso tra le aperture H24 e la crescita dei consumi”. “E´ impossibile dimostrarlo – spiega il sindacalista - perché la crisi dei consumi in Italia non è data dalla carenza di servizio distributivo, ma dalla mancanza di reddito da parte dei consumatori”.

Non sarebbe questa, secondo Martini, la strada da percorrere per la crescita economica del paese. Come si legge nel comunicato, infatti, “se il Governo vuole rilanciare i consumi, deve ridurre il peso fiscale sui consumatori, favorire l´incremento di pensioni e salari, non tenere sempre aperti i negozi. Questa elementare regola dell´economia, già dimostrata in questi anni, vale doppio in una fase di recessione, come quella che si preannuncia con la manovra “salva Italia””.

“Altra grande mistificazione è il possibile aumento dell´occupazione” continua il comunicato. “Un Governo di professori avrebbe dovuto semplicemente studiare ciò che è accaduto in questi ultimi anni, con le continue aperture domenicali e festive” prosegue il Segretario “Altro che aumento dell´occupazione! Il risultato è stato l´aumento esponenziale delle assunzioni temporanee e part-time, esattamente l´opposto di ciò che va predicando il Governo, per dare un futuro previdenziale ai giovani.”

Lo scenario prospettato dalla FILCAMS CGIL è dunque quello di una “cannibalizzazione, da parte della grande distribuzione, del commercio medio e piccolo, che molto contribuisce alla vita delle città”, insieme al “peggioramento delle condizioni di chi lavora nei grandi centri commerciali e negli ipermercati".

“E´ veramente impressionante – prosegue Martini - il totale disinteresse del Governo e degli stessi partiti, a partire da quelli che maggiormente dovrebbero rappresentare il lavoro, per le conseguenze che si avranno, in particolare sulle donne, la stragrande maggioranza degli addetti al settore”. “Proprio per il fatto che nessuna occupazione aggiuntiva verrà a determinarsi, - spiega ancora - diventerà impossibile conciliare tempi di vita e di lavoro, già massacrati da una organizzazione del lavoro fondata su orari discontinui e turni spezzati”.

Un provvedimento, quello deciso dal governo, lontano dalla realtà e “privo di fondamento”. “Forse è per questo – si legge ancora nel comunicato - che il Governo disdegna una vera concertazione con i sindacati e le Regioni, pagando anche il prezzo di un grande caos normativo, già scoppiato in materia di competenze costituzionali in materia! Un Governo che, in questo caso, non può nemmeno invocare le pressioni della Merkel e Sarkozy. Infatti, in Germania e in Francia gli orari commerciali sono tutt´altro che liberalizzati, ed il venerdì sera, come è noto, la stragrande maggioranza dei negozi chiude per l´intero week-end, con buona pace dei consumatori e senza mettere in ginocchio il sistema distributivo! Come mai questa verità viene nascosta?”

“Per tutto ciò- conclude - la FILCAMS CGIL continuerà a battersi contro un´idea di consumo contraria alla dignità ed alla condizione di chi lavora, senza peraltro contribuire a risollevare le sorti del settore”.

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