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10/10/2011

Sicurezza, una "guerra" chiamata lavoro: in Italia tre vittime al giorno nel 2010

Nonostante una leggera flessione resta pesantissimo il bilancio delle vittime nel nostro Paese. I dati dell´Anmil parlano di 2.500 infortuni al giorno, 775mila in un anno. Napolitano: Bilancio inaccettabile, mai abbassare la guardia

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Sicurezza, una "guerra" chiamata lavoro: in Italia tre vittime al giorno nel 2010 Nonostante il calo registrato nel 2010 le morti sul lavoro continuano ad essere una piaga inaccettabile per l´Italia, sulla quale non bisogna abbassare la guardia. Lo ha ribadito ieri, in occasione della 61° Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata dall´Anmil, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

I numeri illustrati dall´Anmil sulla base dei dati Inail descrivono infatti una situazione ancora drammatica: 980 morti nel 2010, in media 3 al giorno. E per di più ogni giorno si contano 2.500 infortuni, di cui 27 portano a una invalidità permanente. In totale, gli incidenti sul lavoro, l´anno scorso, sono stati 775.374, per una spesa complessiva per gli indennizzi di 5 miliardi di euro.

L´Anmil sostiene anche come il totale di giornate di lavoro perse a causa di infortuni sul lavoro e malattie professionali ammonti a 14.262.619 all´anno, e le malattie professionali sono 42.347 e la spesa sanitaria annua per la cura delle vittime di infortunio è di 3 miliardi e 400 milioni.

"Il calo del fenomeno infortunistico - secondo l´Anmil - va stabiito con molta cautela soprattutto perché deve essere letto con riferimento ad un contesto occupazione in grave difficoltà, caratterizzato in questi anni da un forte ricorso alla cassa integrazione guadagni e al lavoro a tempo parziale che determina dunque una diminuzione delle ore lavorate ancora più rilevante".

"Gli infortuni sul lavoro e le morti bianche costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile. La loro significativa riduzione nel 2010 deve essere considerata non un traguardo, ma una tappa del percorso volto ad assicurare la piena osservanza di tutte le norme a garanzia della salute e dell´integrità fisica dei lavoratori", ha detto Napolitano sottolineando come il "tragico crollo di Barletta che ha provocato la morte di giovani donne costrette a un lavoro nero vergognosamente sottopagato ha gettato la luce su pratiche intollerabili".

´Pur nella crisi economica generale che negli ultimi anni ha colpito il nostro Paese e tutto il mondo occidentale -ha aggiunto il presidente della Repubblica - non può abbassarsi la guardia riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro´.

Sull´importanza della prevenzione ha insistito anche la Cgil, con il segretario confederale, Vincenzo Scudiere: "La lotta per la prevenzione e per impedire le morti sul lavoro - ha detto Scudiere - non deve essere considerata solo come un costo, o un complesso adempimento buracratico, ma l´impegno per determinare quelle condizioni che puntino alla cancellazione di morti e infortuni”.

"Continuiamo a pensare - ha aggiunto il segretario Cgil - che gli interventi sulla prevenzione e sulla lotta alle morti sul lavoro non possono assolutamente essere considerati come un costo e fino a quando sarà così la nostra non potrà che essere una lotta continua che punti a migliorare le condizioni di lavoro”.

Nel merito, inoltre, ha proseguito il segretario confederale della Cgil, “gli accordi che il sindacato sottoscrive non bastano se non c´è controllo e prevenzione. Da questo punto di vista il governo deprime anche questa attività: sia quando interviene sui costi senza potenziare i servizi, sia quando non prospetta un impegno sulla crescita senza la quale caporalato e lavoro nero non potranno che aumentare ed essere fonte di rischi ancora superiore per la salute e l´incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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