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21/09/2011

Problema abitativo per i giovani sempre più drammatico: in Italia pagano gli affitti più alti d´Europa

Fattori economici, in particolare l´accesso al mercato del lavoro e al mercato abitativo, risultano determinanti nella realizzazione delle intenzioni di uscita dalla famiglia. Il costo dell´abitazione è indicato come maggior ostacolo

CGIL.it, il portale del lavoro

Problema abitativo per i giovani sempre più drammatico: in Italia pagano gli affitti più alti d´Europa In Italia abitare una casa è sempre più caro, con spese che si registrano in costante aumento e con rialzi superiori alla madia (+5,1% contro +2,8%). Secondo gli ultimi dati diffusi dall´Istat, relativi ad agosto, gli aumenti maggiori riguardano soprattutto le bollette per l´energia elettrica (+4,7%), il gas (+7,7%), il gasolio per riscaldamento (+15,2%), la fornitura di acqua (+9,6%) e la raccolta rifiuti (+5,0%).

L´affitto, voce che incide in modo sostanziale nelle spese delle famiglie, e che negli ultimi dieci anni ha visto un aumento di circa il 150%, va a colpire principalmente i bilanci di quelle più giovani. Il Censis rileva che i nuclei con persona di riferimento under 40 vivono in affitto a prezzi di mercato nel 36,3% dei casi e solo il 7,8% dei trentenni può contare su un canone concordato. Una percentuale molto inferiore a quella di altri Paesi europei, come Francia (28,7%) o Regno Unito (13,8%), tanto da poter affermare che in Italia le nuove generazioni pagano ´´i canoni più alti d´Europa´´.

Il problema dell´incidenza delle spese dell´abitazione sui bilanci delle famiglie, soprattutto di quelle più giovani, porta nuovamente l´attenzione su quanto il nostro Paese disincentivi le nuove generazioni ad uscire dal nucleo familiare e quanto la permanenza prolungata dei giovani in famiglia sia una caratteristica che ci differenzia dagli altri Paesi europei. Una tendenza confermata dall´Istat che ha analizzato le transizioni registratesi in ambito familiare: le persone di 18-39 anni che, nel 2003, vivevano nella famiglia di origine erano circa 8 milioni 300 mila (53,5% maschi, 41,7% donne); solo il 20,8% ha lasciato la casa dei genitori nel triennio successivo.

Se alla base di questo fenomeno ci sono fattori sia culturali che strutturali, negli ultimi tempi ad aumentare sono state però soprattutto le difficoltà oggettive. Secondo i l´Istat, la quota di giovani in età 20-34 che indicano come motivo di permanenza nella famiglia di origine le difficoltà ad avere i mezzi per mantenersi è cresciuta infatti dal 40% al 46,5%, mentre la percentuale di chi dice che sta bene così si è ridotta dal 42% al 32,5%. Più in generale, il quadro che emerge è quello di un aumento della provvisorietà delle condizioni di vita fin oltre i 30 anni e una caduta libera dei giovani pienamente attivi nel mercato del lavoro e impegnati nella costruzione di un progetto familiare.

I dati presentati dall´Istat e dal Censis confermano quanto la CGIL ha rilevato nell´indagine condotta con il SUNIA sulla condizione abitativa dei giovani: i fattori economici, in particolare l´accesso al mercato del lavoro e al mercato abitativo, risultano determinanti nella realizzazione delle intenzioni di uscita dalla famiglia di origine. Il costo dell´abitazione è indicato come maggior ostacolo per il giovani (46% dei casi) e vivere in famiglia viene ormai percepito come un fatto normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza tra genitori e figli genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi.

L´indagine ha rilevato una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (88%) soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%). Difatti chi dichiara di voler rimanere in famiglia, lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%).

Il problema si manifesta come più evidente nelle grandi città piuttosto che nei piccoli centri, dove l´accesso all´abitazione appare meno problematico per le famiglie più giovani, data una domanda minore e un prezzo più alla portata. Ciò pone con sempre maggior evidenza quanto le città oggi, contenitori delle occupazioni e del terziario, non riescano a coniugare adeguatamente risposte in termini di fornitura di servizi con risposte in termini abitativi.

Lo schema che si sta delineando è quello di cinture metropolitane sempre più allargate con un pendolarismo sempre più diffuso. Con costi per i cittadini, sia economici che in termini di vivibilità. E con costi per le città che, sempre più inadeguate ai bisogni dei cittadini, vedono aumentare i rischi connessi ad una mobilità crescente, non sostenuta da interventi pubblici, anzi caratterizzata da continui tagli che producono sempre più disagi a causa della minore offerta e dei maggiori costi.

E´ evidente che per intervenire su questa pericolosa tendenza bisogna agire innanzitutto individuando soluzioni che incentivino l´immissione di abitazioni affitto nelle città, soprattutto nei grandi centri urbani, e che rendano più compatibili il livello dei canoni, oggi insopportabile per la maggior parte delle famiglie. Tanto più che gli effetti complessivi delle due manovre cominciano già farsi sentire, con aumenti su spese relative a beni e servizi spesso irrinunciabili. Si stima che l´effetto combinato di tutte le misure previste da entrambe le manovre sarà pari a circa 5.700 euro per ogni nucleo familiare, da spalmare sugli anni 2011-2014. Quest´anno l´impatto sarà pari a 113 euro, ma dall´anno prossimo supererà i 2mila euro a famiglia.

Un livello dei canoni che in Italia si attesta mediamente oltre 1.000 euro al mese rende sempre più difficoltoso mantenere una casa in affitto.

CGIL e SUNIA hanno monitorato i canoni nelle 11 aree metropolitane, sia nei casi di rinnovi contrattuali che nelle stipule di nuovi contratti per le tipologie abitative che risultano maggiormente diffuse. Nel primo caso il canone medio si attesta su circa 750,00 euro mensile; nel secondo su circa 1.050,00. La tendenza attuale è peraltro al rialzo, perchè l´ultimo intervento introdotto nel settore delle locazioni, la cedolare secca, rendendo ai fini fiscali sostanzialmente indifferente per un proprietario stipulare un contratto a canone libero, piuttosto che una a canone calmierato, sta producendo una sostituzione dei contratti, in fase di rinnovo, da calmierati a liberi, con conseguente innalzamento dei canoni.

A fronte delle forti difficoltà aumentate dalla crisi diventa sempre più necessario rivendicare il rilancio di una politica abitativa che non sia indirizzata esclusivamente alla proprietà, per troppi redditi diventata insostenibile, ma che aumenti in modo consistente e strutturale l´offerta, nel mercato dell´affitto, di alloggi a canoni sostenibili.

La possibilità di accedere ad una casa in proprietà oggi è in forte calo soprattutto tra i giovani, che tra precariato e disoccupazione sono ben lontani dal potersi permettere l´acquisto di un´abitazione. La spinta che in questo senso è stata data negli ultimi decenni, a sostegno di un mercato immobiliare che ha portato il nostro Paese ad avere circa 8 famiglie su 10 che vivono in una casa di proprietà, spesso dopo aver contratto mutui e finanziamenti al limite della sopportabilità, deve essere mutuata dai nuovi bisogni abitativi.

Un´alternativa reale a quella che appare oggi come l´unica soluzione abitativa, comprare cioè un´abitazione, concorre ad evitare il ricorso “forzoso” a finanziamenti bancari, a volte al limite della sostenibilità economica delle famiglie, che rischia di generare sempre maggiori “povertà”. Secondo le stime di CGIL e SUNIA quasi una famiglia su due attualmente fa fatica o ha forti difficoltà per pagare il mutuo e stimiamo che una famiglia su quattro tra quelle che per abbandonare l´affitto acquisteranno un´abitazione, chiedendo un finanziamento bancario, sarà a rischio povertà, a causa dell´alto livello di incidenza della rata sul reddito disponibile.

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