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06/06/2011

Immigrazione: CGIL, INCA e Federconsumatori presentano ´class action´ per diritto di cittadinanza

Concessione della cittadinanza e riconoscimento status di lungo soggiornante sono i temi al centro delle azioni collettive per difendere i diritti dei migranti e contro inefficienze, lungaggini e burocratismi della pubblica amministrazione

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Immigrazione: CGIL, INCA e Federconsumatori presentano ´class action´ per diritto di cittadinanza Concessione della cittadinanza italiana e riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo, sono i temi sui quali la CGIL, insieme al patronato INCA e in collaborazione con la Federconsumatori, ha impugnato in questi giorni due importanti ´class action´ contro il Ministero degli interni a favore del riconoscimento dei diritti per gli immigrati in Italia. Queste nuove forme di contenzioso legale a favore degli immigrati sono state presentate questa mattina a Roma, nella sede nazionale della CGIL, in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Vera Lamonica, Segretaria confederale della CGIL, Morena Piccinini, presidente dell´INCA, Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori e l´avvocato Luca Santini, legale dell´INCA.

Le nuove forme di azione collettiva si inseriscono, come ha spiegato Vera Lamonica, Segretario Confederale della CGIL, nel più ampio quadro “dell´intensa attività di tutela, sia collettiva che individuale, che la Confederazione e il suo patronato, svolgono da sempre nei confronti dei lavoratori migranti su tutto il territorio nazionale”. L´obiettivo delle azioni collettive è, come sottolineato più volte nel corso della conferenza, “la tutela dei diritti dei migranti” che troppo spesso si trovano a fare i conti a livello nazionale e locale con una legislazione discriminante. Sono sempre maggiori dunque le richieste, di fronte alla “vanificazione” dei propri diritti, che gli immigrati rivolgono in particolare all´INCA, di assistenza e tutela nei rapporti con la pubblica amministrazione in merito alle pratiche di rilascio dei permessi di soggiorno, nelle procedure di regolarizzazione della posizione lavorativa e di ricongiungimento familiare. Pratiche che, ha sottolineato Lamonica “molto spesso sono state ostacolate da cavilli burocratici e qualche volta da palesi atteggiamenti di chiusura pregiudiziale da parte di funzionari della pubblica amministrazione”.

Sono due in particolare le ´class action´ presentate da CGIL, INCA e Federconsumatori contro il Ministero degli Interni, per il ripristino della correttezza e dell´efficienza dei procedimenti amministrativi in tema di: concessione della cittadinanza italiana, per la quale vengono “sistematicamente” violati i termini massimi e il riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo, per il quale si denuncia oltre ai ritardi, la disparità nelle procedure a livello territoriale. Per quanto riguarda la cittadinanza, nonostante la legge preveda la conclusione delle procedure entro i due anni dalla presentazione della richiesta, e nonostante le recenti modifiche legislative che impongono ai richiedenti una tassa di 200 euro, oggi, denuncia la CGIL “nella realtà concreta questo non avviene, poiché passano due, tre o quattro anni senza riscontro da parte dell´Amministrazione”. Sul tema del riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo, con l´azione collettiva si vuole combattere la disomogeneità del rilascio nei vari contesti territoriali, nei quali, benchè la legge lo preveda “per sé e per i proprio familiari”, a fronte di un certo grado di inserimento sociale, molte questure si ostinano a procrastinarne la concessione.

La ´class action´ consiste in un atto di diffida a cui il Ministero è tenuto a fornire risposta entro 90 giorni dal ricevimento. Una volta scaduto il termine ultimo, se l´amministrazione non risponde, se risponde in modo insoddisfacente o se comunque il disservizio non viene eliminato, può essere promossa nel termine di un anno la vera e propria azione di classe in sede giurisdizionale innanzi al Tar. Sono legittimati ad agire sia i privati cittadini pregiudicati dal disservizio dell´Amministrazione che gli enti collettivi e le associazioni di tutela dei soggetti portatori dei medesimi interessi.

“L´idea della class action – ha sottolineato Lamonica – nasce dall´esigenza di rendere collettiva la battaglia per il rispetto dei diritti individuali essenziali”, infatti sono i cittadini che insieme rivendicano i propri diritti. Concetto ribadito anche da Morena Piccinini, presidente dell´INCA CGIL, che ha sottolineato come con l´azione collettiva si vuole denunciare “una situazione generalizzata alla quale la Pubblica amministrazione deve porre rimedio”, dunque l´importanza, sta nel fatto che “il singolo cittadino non è solo nell´affrontare le difficoltà”. Una class actioni pilota, dunque, che partendo da storie singole, lavora per il bene di tutti gli immigrati che potrebbero trovarsi nelle stesse situazioni. E non è però neppure escluso che oltre a ricorrere ad azioni collettive si possa ricorrere a vie legali anche per ottenere eventuali risarcimenti per i danni subiti.

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