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09/08/2010

Raccolta del pomodoro, le proposte della Flai contro il lavoro nero: applicare le tabelle ettaro-coltura dell´Inps per le verifiche

Iniziativa di tutela itinerante FLAI con Diritti in campo. Per l´accoglienza “siamo sempre all´anno zero”, ma nel 2010 previste meno presenze. “Conseguenza delle condizioni cui sono costretti i lavoratori e della crescente meccanizzazione”

Raccolta del pomodoro, le proposte della Flai contro il lavoro nero: applicare le tabelle ettaro-coltura dell´Inps per le verifiche UNA SETTIMANA ITINERANTE PER LE CAMPAGNE DELLA DAUNIA, PER TOCCARE CON MANO LE CONDIZIONI DI lavoro dei braccianti nel periodo della raccolta del pomodoro e per offrire loro informazioni su tutele e diritti. La FLAI CGIL di Capitanata ripropone anche nel 2010 l´iniziativa “Diritti in campo”, dopo la straordinaria esperienza dello scorso anno di “Oro rosso” con le Cgil e Flai nazionali, regionali e territoriali.

Ventimila ettari e 20 milioni di quintali di produzione, queste le cifre del business pomodoro in provincia di Foggia, col suo carico di lavoro nero e sfruttato, diritti violati, condizioni di vita indegne per i braccianti immigrati. “Soprattutto sul fronte dell´accoglienza, purtroppo, registriamo che poco o nulla è cambiato nel corso degli anni – commenta Daniele Calamita, segretario generale della Flai di Capitanata -. Merito alla Regione Puglia per avere attivato dei presìdi nel territorio per la fornitura di assistenza e acqua potabile, così come è importante l´esperienza degli alberghi diffusi: ma parliamo di soli 200 posti letto per lavoratori regolari, a fronte dei migliaia – regolari e non - che arrivano in questa provincia d´estate”.

I braccianti censiti negli elenchi Inps sono 16mila, “anche se solo il 30 per cento per oltre 51 giornate, limite minimo per aver diritto all´indennità di disoccupazione. E´ evidente che grazie alle denunce dei media e ai controlli emergono sempre più le posizioni dei lavoratori, ma spesso sono per poche giornate, giusto una foglia di fico in caso di verifiche”. Proprio le condizioni estreme di lavoro e accoglienza risultano essere un deterrente “in quanto stiamo verificando una presenza minore rispetto agli altri anni. Conseguenza anche della crescente raccolta meccanizzata e delle ‘minacce´ dagli agricoltori di pagare ancor meno la manodopera a seguito del taglio alle fiscalizzazioni degli oneri contributivi deciso dal Governo”.

Per la FLAI sconfiggere il lavoro nero, “o almeno arginarlo è possibile, basta volerlo”. L´appello è alle istituzioni. “Lo diciamo da tempo – spiega Calamita -, basterebbe applicare l´innovativa legge regionale voluta dal Governo Vendola che stabilisce degli indici di congruità per coltura ed estensione: come si fa a raccogliere il pomodoro in un campo di 100 ettari con due lavoratori registrati?”. Il limite è che la norma non trova piena applicazione “per l´opposizione delle associazioni datoriali”.

Nell´attesa, “basterebbe che l´Inps applicasse le tabelle di ettaro-coltura anche per verificare il lavoro nero, mentre oggi la stessa procedura viene utilizzata per evitare truffe all´istituto, ovvero per bloccare le prestazioni quando un´azienda registra posizioni lavorative in esubero rispetto agli ettari e alle produzioni dichiarate”.

Altra esigenza per estirpare il fenomeno dello sfruttamento “è quella di avere controlli mirati, necessari in una provincia molto estesa come la nostra e con organici sempre carenti. Se ci sono imprese che fanno richiesta di lavoratori stagionali, la legge Bossi-Fini impone loro di farsi carico di vitto e alloggio. Ecco, le prime verifiche andrebbero fatte lì, per vedere se c´è il rispetto delle norme, se si è provveduto a prestare un´adeguata e dignitosa accoglienza, non in stalle e ruderi abbandonati”.

Infine, “le forze dell´ordine potrebbero richiedere alle industrie di trasformazione del pomodoro gli elenchi di conferimento del prodotto, i nominativi e i periodi per singola azienda agricola, intervenendo quando è prevista la raccolta. Sarebbe un primo segnale, un aggredire in maniera intelligente il fenomeno dello sfruttamento. Perché non lo si fa?”.