home  »  photogallery  »  dettaglio
Quella volta che Di Vittorio rifiutò un dono del conte Pavoncelli: "Sono un militante politico"


lunedì 1 ottobre 2007
Un manoscritto inedito di Giuseppe Di Vittorio, una lettera autografa inviata dal sindacalista nativo di Cerignola al Conte Pavoncelli, datata 24 dicembre 1920. Oggetto della missiva: il cortese ma fermo rifiuto di un dono natalizio –“quel po´ di ben di Dio…” scrive Di Vittorio, quasi certamente masserizie- che il facoltoso proprietario terriero ha inviato al futuro segretario nazionale della Cgil.

“Sono un uomo politico, un militante –afferma Di Vittorio nella lettera- E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché in gran parte è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente come il nostro ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti”. E pur essendo nota l´intima onestà del padre del sindacalismo italiano nella sua terra natia, Di Vittorio sottolinea a Pavoncelli quanto sia importante “ necessaria anche l´onesta esteriore”.

Un manoscritto, dichiara oggi sulle pagine regionali de “La Repubblica” la figlia, Baldina Di Vittorio, “che rivela in pieno la moralità di mio padre, il suo carattere serio, onesto, rigoroso. Parole, insegnamenti, che dovrebbero essere tenute presente anche dai politici di oggi, da chi rappresenta il popolo nelle istituzioni”.

La lettera è stata ritrovata dagli eredi Pavoncelli in concomitanza con il sopralluogo effettuato a Cerignola dalla produzione e dagli sceneggiatori della fiction che sarà realizzata in occasione del 50esimo anniversario della morte di Di Vittorio, avvenuta il 3 novembre 1957 a Lecco, e che andrà in onda sugli schermi Rai.

Di seguito il testo integrale della lettera inviata da Di Vittorio su carta intestata a “La Falce - cooperativa anonima di produzione e lavoro tra contadini, muratori ed affini smobilitati”


“LA FALCE“
COOPERATIVA ANONIMA DI PRODUZIONE E LAVORO
Fra Contadini - Muratori ed affini smobilitati
- CERIGNOLA-


lì 24 Dicembre 1920

Egregio Sig. Preziuso.
In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po´ di ben di Dio che mi ha mandato.
Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché - in gran parte - è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente - come il nostro - ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l´intima coscienza della propria onestà.

E´ necessaria - e Lei lo intende - anche l´onestà esteriore.

Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d´una cortesia - sia pure nobilissima come quella in parola - si ricamerebbe chi sa che cosa.

Si che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.

Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s´intuisce.

Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.
Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.


Dev.mo
Giuseppe Di Vittorio
   

LE ULTIME NEWS