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Lavoro e diritti - rubrica della CGIL sul mensile ToBe (dicembre 2005)
Sciopero generale contro una finanziaria inutile e dannosa per il paese

Lo sciopero generale che ha fermato l"Italia e le straordinarie manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il Paese, sono la risposta più giusta e più forte contro una legge finanziaria ancora una volta iniqua e sbagliata, fatta di tagli e condoni, che il Governo vuole attuare.
Una legge che ancora una volta –la quinta- non affronta le vere priorità e le vere emergenze dell"Italia e che quindi ne aggrava – di molto - le già pesanti condizioni economiche e sociali. Una legge che si rivolge a un Paese dove sono aumentate le povertà e dove i pochi ricchi sono ancora più ricchi. Una legge confusa e contraddittoria, senza certezze nelle entrate e con pesanti e sicuri tagli alle spese: tagli alla sanità e quindi al diritto alla salute per tutti; tagli agli enti locali e quindi a tutti quei servizi sociali che le regioni, le province e i comuni forniscono ai cittadini più bisognosi.
Una legge che non aiuta lo sviluppo economico e sociale del Paese, né sostiene lo sviluppo industriale e la competitività del nostro sistema produttivo sempre più in difficoltà proprio a causa di queste scelte; una legge che dimentica e inganna ancora una volta il Sud sempre più distante dal resto del Paese e dall"Europa; una legge che ignora le sempre più gravi difficoltà economiche di milioni di lavoratori, di pensionati e delle loro famiglie e che non aiuta in alcun modo il recupero del potere d"acquisto di stipendi e pensioni.
Ancora una volta scelte ingiuste e sbagliate che si abbattono su un"Italia già duramente provata da quattro anni di errori e ingiustizie che hanno segnato e segnano profondamente i conti dello stato e l"indebitamento pubblico, la nostra economia e il sistema industriale, l"occupazione e il lavoro sempre più in crisi e sempre più precario e sfruttato. E tutto questo conferma il totale fallimento delle politiche economiche e sociali di questo governo.
Questo governo –con le sue decisioni– oltre ad aver peggiorato le condizioni di vita di milioni di cittadini, ha indebolito il sistema delle imprese che hanno ripetutamente subito tagli agli incentivi e moltiplicato le crisi aziendali e la cassa integrazione per tanti lavoratori, molti dei quali presenti anche nella nostra provincia. Cassa integrazione che oggi non viene neanche rifinanziata nella giusta misura creando incertezze e preoccupazioni per il futuro di tante famiglie. Quello del 25 non è stato solo uno sciopero contro questa legge finanziaria. CGIL CISL UIL, inascoltate da questo governo, con la loro mobilitazione ripropongono al paese le vere priorità e le vere emergenze indicando, come sempre, obiettivi e strumenti per affrontare e risolvere la tante situazioni di crisi.
Per una finanziaria attenta alle questioni sociali e dello sviluppo, serve – servirebbe – un governo capace di attuare serie politiche di lotta all"evasione fiscale per recuperare ingenti risorse – politiche del tutto incompatibili con i condoni e le sanatorie fin qui messe in atto e riproposte da questo governo. Politiche capaci di lottare contro il lavoro nero e sommerso, contro le tante forme di elusione e di illegalità. Politiche capaci di tassare in modo più giusto le rendite finanziarie, a partire da quelle speculative, escludendo il piccolo risparmio, tassando di più le rendite immobiliari, reintroducendo la tassa di successione per i grandi patrimoni.
Ed è sulla centralità del lavoro che il sindacato confederale poggia le sue fondamenta, le sue proposte programmatiche, le sue rivendicazioni, le sue lotte. Centralità del lavoro, dello sviluppo, dei diritti e della legalità che ancora una volta il sindacato confederale rivendica nel Paese e soprattutto al Sud. Un Sud che non si rassegna a questo destino e che continua a lottare per il proprio futuro. Un Sud che ha dimostrato, anche qui nella nostra terra, di saper costruire sviluppo e lavoro.
E in queste ragioni c"è tutto l"impegno per lo sviluppo locale che CGIL CISL UIL di Capitanata stanno realizzando con la piattaforma provinciale per lo sviluppo e il lavoro e con le intese sottoscritte con la Provincia, i Comuni, le imprese e l"Università. Intese che ora devono rapidamente concretizzarsi –recuperando i ritardi- con un accordo di programma per lo sviluppo locale da confrontare e concordare con la Regione Puglia; una Regione che in passato è stata troppo avara e distante dai problemi della Capitanata e che oggi può dimostrare la sua attenzione alle giuste rivendicazioni della nostra terra. E tutto questo è possibile perché c"è un sindacato capace non solo di chiedere più lavoro ma di indicare e decidere –insieme agli Enti Locali e alle imprese– le priorità fondamentali per uno sviluppo più giusto della nostra terra.

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